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Programma 2018

Con il patrocinio di

PROGRAMMA 2018

Romeo Mancini “Le ragioni dell’arte”

Visita guidata dalla Dott.ssa Stefania Petrillo

Mercoledì 7 febbraio ore 16.00                                                                                                                          

Appuntamento Palazzo della Penna ingresso museo

Quota ingresso € 3,00

 

Personale di Giovanni Bartoloni

Mostra: 10 – 24 marzo

 Inaugurazione sabato 10 marzo ore 17.00

Galleria Diego Donati – Via Monteripido, 8

Orario mostra: lunedì-sabato ore 16.00 /18.00

Chiuso festivi

 

Jackson Pollock e la New York School

Giovedì 22 marzo ore 17.30                                                                                                                          

Sala San Francesco – Via Monteripido, 8

Relatrice Prof.ssa Marinella Caputo

 

Dante Filippucci, teoria e prassi, prima, durante e dopo il ‘68

Mercoledì 18 aprile ore 17.00                                                                                                                          

Biblioteca Storica Accademia di Belle Arti

Piazza San Francesco al Prato

Relatore Prof. Emidio De Albentiis

 

Quando le attitudini diventano forma: arte intorno al ‘68

Venerdì 11 maggio ore 17.00                                                                                                                          

Biblioteca Storica Accademia di Belle Arti

Piazza San Francesco al Prato

Relatore Prof. Aldo Iori

 

Personale di Antonella Parlani

Mostra: 12 – 26 maggio

Inaugurazione sabato 12 maggio ore 17.30

Galleria Diego Donati – Via Monteripido, 8

Orario mostra: lunedì-sabato ore 16.00 /18.30

Chiuso festivi                                                              

Arte, Follia nel ‘900 

Mercoledì 26 settembre ore 17.00                                                                                                                          

Università per Stranieri – Sala Goldoni

Relatore Prof. Mimmo Coletti

 

Visitando la Biennale di Venezia tra arte e architettura 

Mercoledì 10 ottobre ore 17.00                                                                                                                          

Università per Stranieri – Sala Goldoni

Relatrice Prof.ssa Maria Rita Silvestrelli

 

Personale di Antonella Signaroldi

Mostra: 13 – 24 ottobre

 Inaugurazione sabato 13 ottobre ore 17.00

Galleria Diego Donati – Via Monteripido, 8

Orario mostra: lunedì-sabato ore 16.00 /18.00

Chiuso festivi

 

Auguri d’Autori Cartulae Nataliciae e…

Mostra: 13 – 29 dicembre 

 Inaugurazione sabato 10 novembre ore 17.00

Galleria Diego Donati – Via Monteripido, 8

Orario mostra: mercoledì ore 15.30 /18.00

Verranno comunicate in seguito le date di aperture

straordinarie. Chiuso festivi

 

Gli artisti umbri dal secondo dopoguerra ad oggi 

Mercoledì 14 novembre ore 17.00                                                                                                                          

Sala San Francesco – Via Monteripido, 8

Relatore Prof. Mimmo Coletti

 

Biennale di Grafica Contemporanea

Premio Diego Donati

Palazzo della Penna

Notizie dettagliate della rassegna d’arte saranno rese note

tempestivamente.

Marisa Piselli – Raffinata serenità

Ascolta, è il canto del vento di corte primavere, la musica che piove dalle stelle nelle notti di piena estate, i tanti e sottili e mai inquietanti fruscii che la natura sa donare a chi ha fede nel Piccolo Popolo e discorre con elfi, fate e leprecauni quando l’arcobaleno nasconde una pentola piena d’oro. Gentilezza, garbo, tratto sicuro, occhio addestrato a catturare la sintesi della bellezza, facoltà propria di quei pochi che tutto hanno compreso, sono qui, in queste pagine d’artista. Perché Marisa Piselli sa dialogare senza parole con la natura, cattura l’attorta sinuosità di un albero, simbolo della creazione, interpreta la poesia del monumento, della storia, dell’angolo di cielo e di terra abitato da esseri in volo. Ha una dote esclusiva, saper narrare le intime vibrazioni raccogliendo spunti, momenti, attimi fuggenti che spesso entrano nella soffitta dei ricordi. Eppure in questo caso è diverso, la raccolta di opere introduce a un viaggio nella vita, nei tornanti del tempo, in episodi sgranati e trasformati in recinti ricchi di risposte, limpidamente incalzanti quasi corale bachiano.
Marisa, però, rivela se stessa, la forza della sua fragilità, ad altri si rivolge che abbiano la stessa temperatura intellettuale. Soprattutto è autrice vestita di silenzio, di commossi ripiegamenti, di raffinati innesti della tavolozza con i colori che si piegano riverenti quasi ad adornare il ballo delle figure e di un fiorire di segni intersecati e fitti per ottenere una grafica superba, così densa da essere personalissima. Verdi, azzurri che mormorano, rosa trascoloranti, la trama della luce e dell’ombra, la massa degli scuri a far da contrappeso alle chiarità improvvise. Alla fine del periplo attorno all’arte di Marisa si resta appagati per non dir stupefatti: l’approdo è all’Isola del Tesoro.

Mimmo Coletti

 

 

 

Ennio Boccacci – Oltre… Osmosi Cromatica

Nel segno e nel colore fioriscono il senso dell’esistere, l’ala battente dello spirito, la regola alchemica per colloquiare con l’infinito. E’ un codice mai scritto, quello di Ennio, teoremi non spiegati, per questo affascinanti e spesso tramutati in dolorose scoperte di sé, attuati dall’artista con uno straordinario sforzo di conoscenza: un interrogarsi assiduo, il silenzio che diventa conquista, rifugio, esaltazione perfino, quando nella voglia d’isolarsi si indica un itinerario di schietta introversione. Inutile e retorico diventa il tentativo di leggere tra le pieghe più intime del pensiero e quel che appare in superficie si trasforma in un’invocazione dipinta anche se il tema sembrerebbe a prima vista appartenere ad altre regioni della razionalità e della memoria. La tavolozza, la predilezione per un colore piuttosto che un altro segna in Boccaci un periodo di tempo definito, una stagione dell’anima che si trasforma in una confessione trepida e in un porsi domande che non esigono risposte improvvise. Verranno, certo. Distillate con il crogiolo che trasforma il metallo vile in oro. Nel suo operare di anni, anzi di decenni, emerge la costante del blu, poi sostituito dal rosso, a sua volta superato dal bianco. Nessuno di questi, però, si fa imprigionare in categorie. I colori sono lunatici, hanno una storia che varia di continuo, sono stati disprezzarti ed esaltati per mille motivi diversi, religiosi e sociali soprattutto. Così l’autore ha scelto la scala di valori e di gradimento che esiste anche nella realtà. Il primo è il colore del ricordo, il secondo dell’orgoglio, della passione, dell’amore e del sangue, con l’intromissione dell’indaco dalla lontana origine nell’America centrale e nelle Antille, l’ultimo è la luce, l’innocenza, la purezza. Il che non significa di necessità che Ennio abbia assunto questi paradigmi, che li abbia padroneggiati così, integralmente. Sicuro è invece il contrario, l’esigenza del rappresentare attingendo solo in parte dalla realtà e parecchio dal fitto intervallarsi di studi, reazioni, convincimenti, idealità. Figure, le sue, che sono simboli della vita, di stagioni e turbamenti, figure certo descritte da una sintesi sovrana, un tratto nitido e sinuoso, al bando la linea retta che significa conclusione a dispetto di un viaggiare nell’infinito tutto, di un errabondo cammino tra le stelle. Parlare di forma, insistervi sopra pare riduttivo. Il pittore è nel suo universo, in una scrittura che si è costantemente evoluta fino a raggiungere una tensione densa di significati e un fraseggio percettibile da menti allenate. Ecco la riduzione del contingente, ecco il sussurro, il riaffiorare di una sensibilità sgranata, la figura (là dove ancora esista) che dichiara una seconda appartenenza, alla costellazione composita della nostalgia. Tra fiumi di colore e meteore scintillanti, appare un frasario fervido, pagine che non desiderano aggiunte che potrebbero se non disturbare, almeno alterare il significato profondo. Appunto: parlando poco, forse neanche una parola.

Mimmo Coletti

 

 

Simona Moretti – Vernissage

Simona Moretti è nata nel 1979 a Marsciano (PG). Conseguita la maturità presso l’Istituto Statale d’Arte, si diploma con il con massimo dei voti presso l’Accademia di Belle Arti “Pietro Vannucci”, Perugia. Dopo aver frequentato il Biennio specialistico, consegue il diploma di laurea di secondo livello in Arti Visive e discipline dello Spettacolo. Nel 2006, insieme ad alcuni artisti, fonda l’Associazione culturale “Comitato di salute pubblica” e inizia ad esporre in varie collettive per lo più nel territorio umbro tra cui “Catalisi” – “Black & White”, quest’ultimo patrocinato da Sistema Museo e dal Comune di Magione. Nel 2011 a Perugia la collettiva “Popolazione per Combinazione”. Con l’artista Valerio Niccacci partecipa alla conferenza-mostra “Aperitivo con gli artisti” presso la Galleria “Diego Donati” e alla rassegna collettiva “Momenti di trascurabile sacralità” a cura di Saverio Verini, a Borgo San Sepolcro. Nel 2012 espone alla mostra “Eco” premio MAG Marsciano Arte Giovani e alla collettiva “Popolazione per Combinazione, tre soggettive per Borges” entrambe presso il Museo Dinamico del Laterizio e delle Terracotte. Sempre nello stesso anno partecipa a Perugia alla Biennale di Grafica Contemporanea “Continuità” al CERP Centro Espositivo Rocca Paolina. Nel 2013 è presente alla collettiva “Segni Magici” – Perugia ex Chiesa S. Maria della Misericordia. Prende parte contemporaneamente a vari concorsi ottenendo riconoscimenti significativi e continua ad esporre a Roma, Palermo, Cefalù, ecc. Alcune sue opere sono conservate in collezioni private tra le quali citiamo il Fondo Incisioni dell’Associazione Incisori Siciliani e quello dell’Associazione “Padre Diego Donati”.

 

Lolita Donatella Coli – Ascoltando il silenzio

E’ l’ora di sognare, probabilmente. Ma qui non abitano necessariamente gaiezza e ventate retoriche, perché tutto pare ingrigirsi tranne la speranza assieme a smarrimenti, un senso largo di pietas, indugi su un’ora immobile. E occhi spalancati che guardano bassi orizzonti, spalmati di tutta una serie di sentimenti sottili affidati alla sonorità del tempo e poi simboli di una ricerca che ha lo spessore dell’aria e la trasparenza della fonte primigenia e ancora scorci che profumano di mare, case inerpicate, angoli segreti, pietre del cuore, malie delle Cinque Terre. Così Lolita Coli parla del Darfur tinto di tragedie e di sopravvivenze, s’innalza nella meditazione di un punto zero da cui tutto ha origine, raffinatamente illude e conquista con i luoghi che le sono cari. Grafica d’autore, come in poche altre e rare occasioni. Perché esperienza, ricerca, studio e genialità si intrecciano in uno spartito dalle cento note. Scontato che l’opera generi risposte sempre diverse fino a divenire uno specchio dell’anima: qui la pagina richiede attenzione sovrana, il tratto si unisce al gioco sapiente della luce e dell’ombra, ai gorghi cadenzati, alla geometria arcana, al presente, alla vita che viene e alla vita che va proprio come la goccia di Leonardo nell’osservare il capriccio della corrente. Tre temi racchiusi in un inserto di meditate e riposte solitudini accompagnate da quel senso di astrazione, o meglio di lettura personale, che diventa patrimonio intimo, denuncia e rappresentazione, realtà superata di getto a tutto vantaggio di un itinerario di tacite armonie perché autonomo, fatto di rumori delle stelle, grida e invocazioni, sciabordio di pensieri. E di ricordi, che sono anima e fulcro di una scrittura tesa, convinta, potente, perfino magistrale. Eccessi? No, basta osservare. Anzi guardare esteticamente.

 

Mariaelisa Leboroni

Nel segreto di un bosco abitato da gnomi felici e da querce parlanti volano, spensierate e vibranti, le poesie di Marielisa. No, non sono parole ma rime alternate fatte di colori che parlano al cuore, di immaginazione volante, sogni afferrati a cavallo di una cometa, luna imminente e mai idee così azzurre hanno avuto in sorte una tecniche tanto superbe, conoscenza magistrale dell’arte dell’incidere e amorosamente fermare, nel legno soprattutto, il pensiero che vaga verso orizzonti lontani. Xilografie, tra l’altro, come omaggio a tempi lontani, a secoli quasi perduti nella memoria.

La protagonista, l’attrice unica, è apprezzata senza confini, amata, ammirata. E Perugia adesso le rende omaggio proprio per l’altezza della sua scrittura grafica nel luogo fatato della sua guida indimenticabile, padre Diego che sapeva discorrere con il cielo nelle notti stellate.

La natura si trasforma e si idealizza in uno dei momenti lirici per eccellenza con l’esplosione della tavolozza, tra note primaverili che accarezzano, fulgori estivi, morbide carezze autunnali, ritrosie d’inverno. Quello di Marielisa è un canto spiegato in mille direzioni, tra cori di verde, prati e favolosi abitanti che fanno capolino ammiccanti. Ma il suo sestante s’indirizza anche sulla vita di un giorno qualunque, perfino simbolico, e sulla coppia, non senza malizia, un pizzico di garbato buonumore, una satira sottile: variano gli attori ma la sinfonia sembra avere come direttrici d’orchestra proprio le donne relegando gli uomini al rango di violini di spalla, tutt’al più di tromboni. L’insieme è offerto con levità cantabile, un ammiccare di linee e di isole cromatiche, personalità e momenti estratti dallo scorrere del tempo.

Ed infine affiora l ‘immagine della cittá, che è poi la tirrenia Aperusen, il passato e il presente, i vicoli, i segni della bellezza, i silenzi. Questa rassegna é solo un momento del grande viaggio di Marielisa, ma gli amici che la seguono da vicino ben conoscono le mille pieghe della sua ispirazione. Qui godono le sue invenzioni, i suoi arcobaleni, i sorrisi e gli istanti da incorniciare.

Mimmo Coletti

 

Silvana Migliorati – Il mondo ridente di Silvana

Silvana Migliorati è nata a Perugia e si è diplomata all’Accademia di Belle Arti, sotto la guida dei maestri: Gerardo Dottori, Pietro Parigi e Diego Donati. Per la sua brillante e originale produzione nel settore dell’incisione è stata nominata Accademico di Merito nel 1979. Fin dall’ inizio della sua attività ha tenuto numerose mostre personali: a Perugia in diverse occasioni, a Roma allo Studio “S”, a Milano al Centro Culturale San Fedele a Spoleto in occasione del Festival dei Due Mondi, a Corciano e a Porto Ercole. Ha partecipato alla Mostra degli illustratori alla Fiera di Bologna dove ha vinto il premio UNICEF e successivamente nel 1975 ha pubblicato, per le Edizioni Einaudi il libro A ognuno la sua casa nella collana Tantibambini diretta da Bruno Munari.. Ha partecipato, fin dall’inizio, alla collettiva Cartule Nataliciae proposta annualmente dalla Galleria del Cantico in San Damiano di Assisi; seguono altre partecipazioni a mostre collettive a Perugia, a Genova Galleria Ellequadro, a Roma Centro culturale La Pigna, ad Aix en Provence Galleria C. M. Laurin, a Tolentino Caro Federico omaggio a Fellini umorista, a Venezia al Centro d’arte Vidal alla Scoletta di San Zaccaria. Nel campo della grafica umoristica ha partecipato a numerose manifestazioni nazionali e internazionali ed ha vinto primi premi: a Foligno Humor Fest, a Tolentino La torre dell’orologio, a Bordighera il Dattero d’Oro, a Marostica La scacchiera, a Siena, Ancona, Firenze e a Dolo (Venezia), dove successivamente ha fatto parte della Giuria del Premio di grafica umoristica insieme ad Altan, Clericetti, Cattoni, Fremura e altri maestri del settore. Hanno scritto di lei: Carlo Vittorio Bianchi, Guido Clericetti, Diego Donati, Bruno Dozzini Mino Maccari, Bruno Munari, Gianluigi Rondi, Maria Luisa Spaziani e Mimmo Coletti

 

Malgorzata Chomicz – Risveglio

Il fiume della vita
Tutto diventa un gioco intellettuale, una frase poetica adagiata nello spartito di note immaginate, un veleggiare assiduo e battente attorno al concetto di creatività, tra orizzonti conquistati e preghiere esaudite. Quale è mai il nome segreto delle opere di Malgorzata? Non ha senso inseguire la strada della descrizione fine a se stessa e che nulla vale nell’estetica, perché appare chiaro come la linea, la matassa ondulata, la sorgente dell’idea possano rappresentare lo sbocciare centrale della vita, il proporsi dei fiumi dell’uomo, il ramificarsi di arterie che formano un delta, una vegetazione di Marte, una valle di pianeti sconosciuti, esempio pulsante di quanto la fecondità del fare riesca a condurre ben oltre le spiagge della concezione di macrocosmo. E’ l’ingresso nella coscienza, nel momento di cui gli opposti si annullano e il dinamismo si trasforma in vortice, che la genialità grafica s’illumina, l’architettura della pagina grafica è compiuta: indagine lenticolare e quasi metafisica nel senso pieno del termine, quasi impronte geologiche, quasi natura corrugata e irta che è impronta del sé e della luce. L’artista esplora, segretamente rivela il dubbio, la trascendenza: vera, intensa, raffinata e potente, Chomicz intesse la trama sapiente attorno a stati d’animo plurimi, a una sensibilità sgranata, forse dolorosa e comunque concentrato di forze che s’insinuano nella mente, lasciano impronte profonde, psichiche e riflettono come nello specchio di Alice o nel crogiuolo dell’alchimista le insondabili dimensioni dello spirito.

Mimmo Coletti

 

Segni Magici

Modelli virtuosi

Parole in libertà? Non servono proprio, perché subito sarebbero equivalenti a povertà estrema d’idee. E accanto appaiono superflui i lunghi, spesso inutili e sempre noiosi pronunciamenti sull’arte, le righe che si affastellano, si comprimono una sull’altra. E’ qui invece il tempo del nitore, della semplicità, del saper vedere. Ossia del gustare in pieno la sapienza del comporre, la linea che avanza imperiosa o suadente, il colore che canta, la parentela tra luci e ombre e loro dissonanza, l’incisione in cavo, calcografica o in rilievo, le matrici metalliche graffiate, il corpo su cui agire estratto dalla materia, tecniche che si assommano per dar luogo alla creatività. Questa mostra è il seguito della Biennale d’arte grafica contemporanea Premio Diego Donati che illustrò le pareti del Cerp, gli spazi ampi e risonanti della Provincia alla Rocca Paolina, durante le festività dell’anno scorso, un modo sensibile, quasi di augurio, per il vecchio che tramontava e il nuovo che giungeva a spron battuto. Oltre al lotto consistente dei maestri, fuori concorso, da lì sono usciti i vincitori e i segnalati, anche se giustamente tutti i partecipanti siano stati accomunati dalla limpida volontà dell’operare e dai risultati raggiunti da orizzonti diversi. Primo premio a parte, al secondo e al terzo arrivati, Valerio Niccacci e Michele Santi e ai dieci degni di una dedica speciale è stata offerta l’opportunità di una rassegna, bella e significativa. Questa, per l’appunto.
Il visitatore si soffermerà davanti alle opere che sono finestre aperte sull’animo dell’autore, riflettono sogni e concretezza, musica e poesia, silenzi e abbandoni, mondi solitari e costellazioni frementi, realtà interpretate, rivissute e dunque sostanzialmente fresche e ingressi nei cieli dell’astrazione. E si deve rammentare che l’artista grafico è probabilmente il più solitario di tutti, chiuso nel suo studio davanti alla superficie dove condensare il pensiero, riassumere il gesto, la forza, l’imperio della sensibilità. Accanto a protagonisti che molti visti hanno sul passaporto estetico si accampano giovani o giovanissimi, spesso usciti dalla fucina dell’Accademia di Belle Arti Pietro Vannucci. Bravura innegabile, ed è scontato. Ma soprattutto fiorire di idee nel crogiuolo della mente, forme alchemiche trasformate in verità, guizzi sicuri verso verità personali. Da segnalare il fatto per riceverne immediata gratificazione: molto si muove nel settore specifico, parecchio si è mosso, e non è solo entusiasmo ma sodi argini creativi.
Dal lessico di quanto esposto variegate immagini si levano: Alice in Wonderland, natura e tronchi dalle aspre rughe, il mare che mai si quieta, il Don Chisciotte capace di volare con le ali della fantasia, la surrealtà di Selene, le stelle narratrici di notti intessute di vanità, un omaggio a Redon così denso da divenire pretesto
intellettuale a tutto vantaggio della forte originalità espressiva, linoleografie tanto distillate da essere costante punto di riferimento, puntesecche di vigore insolito, aggrumate zone scure e percorsi dinamici, le grandi città anticamera di miraggi, illusioni e stentoree consistenze e segni errabondi a mo’ di onde celesti, realizzazioni distillate, intense, sulfuree.
La rassegna con i suoi profumi, gli archetipi ideali, le tensioni, le geometrie erranti, va alla ricerca del punto fondamentale, della nascita dell’Io. Ci sono riusciti, eccome, gli artisti di lunga milizia o quelli di fresca e nobilitante carriera. Complimenti!

Mimmo Coletti