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Ritorno a Monteripido – Antonella Parlani

“Ritorno a Monteripido” personale di Antonella Parlani
12 – 26  maggio  Galleria Diego Donati
Vernissage sabato 12 maggio 2017 ore 17.0
orario mostra : lunedì-sabato ore 16.00/18.30

Nasce a Perugia, sin da giovane età si dedica alla pittura e alla grafica per poi allargare il campo ad altre forme di espressione come la land art, la ceramica e l’allestimento scenico.  Allieva” di bottega” del caposcuola della grafica umbra Padre Diego Donati, nello studio del maestro, situato nel convento di Monteripido, apprende le diverse tecniche dell’incisione e della stampa calcografica, scoprendo una particolare vocazione per la tecnica dell’acquaforte e della tecnica alla poupée.

Dopo aver restaurato un antico frantoio del “400 nel borgo medievale di Corciano, vi trasferisce lo studio-laboratorio e fonda il “Centro d’arte il mulinaccio”.  Divide la sua vita fra Roma e Corciano ma il “buen ritiro del Mulinaccio” è il luogo preminente dove lavora e sperimenta l’arte calcografica unitamente ad altre forme di espressione artistica.

Nel corso degli anni ha realizzato numerose serie di acqueforti e acquetinte che fanno parte di raccolte pubbliche e private spaziando dal piccolo formato per arrivare ad espressioni di collages di incisioni e in tecniche sperimentali di grande formato. Preferisce incentrare il proprio lavoro di volta in volta su specifiche tematiche che compongono molte cartelle come: ”Casolari Umbri “, ”Perugia vicoli “, “Poesia del quotidiano”, ”Il Cantico delle Creature “, ”Riflessi sul Trasimeno”, ”Il vaso di Pandora”, “Ali di carta”, ”Paper  kimonos”, ”Vestire i simboli”, “Epifanie di Carta”, “Cromatismi”e tante altre.

Dedica anche molta attenzione allo studio e alla ricerca storica dell’arte presepiale così coniugando i suoi interessi realizza alcune serie di incisioni sul tema del presepio, coordina importanti eventi espositivi sul tema e cura importanti pubblicazioni divenuti riferimento per gli studiosi e appassionati della tematica.

Nel 1991 è una delle artiste scelte per l’esperienza “Confronto tra culture, confronto tra donne, confronto tra artiste” a Potsdam (Germania). Da questa esperienza sono poi scaturite altre iniziative. Il rapporto con la Germania continua e viene chiamata dal comune di Potsdam a tenere corsi di incisione nel centro didattico d’Arte di Potsdam-Bedelsberg. In Germania ha poi realizzato numerose mostre personali. Ha esposto in numerose mostre personali e collettive in Italia e all’Estero e ha parlato di lei la critica più qualificata.

 

Dante Filippucci, teoria e prassi, prima, durante e dopo il ’68

Relatore Prof. Emidio De Albentiis

“Dante Filippucci, teoria e prassi, prima, durante e dopo il ’68

Biblioteca storica dell’Accademia di Belle Arti “P. Vannucci”  – Piazza San Francesco al Prato, 5 Perugia

mercoledì 18 aprile 2018 ore 17:00

 

La conferenza tenuta dal Prof. Emidio De Albentiis analizzerà la complessa figura dell’ artista e critico d’arte che ha illuminato la scena perugina per quasi tutta la seconda metà del Novecento.

Dante Filippucci nasce a Perugia nel 1912, dove frequenta l’Istituto d’Arte e partecipa giovanissimo alla III Mostra Sindacale di Terni con due sculture Il Filosofo L’Autoritratto. Nel 1941 è richiamato in guerra e nel novembre di quell’anno è fatto prigioniero e mandato in un campo di concentramento inglese in India, done vi rimarrà fino al 1946.
Dal ’47 a Perugia insegna all’Istituto d’Arte; la sua opera pittorica è strettamente connessa a quella estetica e critica. Si avvicina così a Klee, Mirò, a Mondrian e Magnelli, a Capogrossi, a Pollock, Burri ben riflessi nelle sue opere degli anni Cinquanta-Sessanta.

Durante la sua carriera è stato dirigente dell’Istituto d’Arte di Gubbio, dell’Istituto d’Arte e dell’Accademia di Belle Arti “P. Vannucci”di Perugia. Il suo impegno scolastico è sottolineato da saggi storico-critici che pubblica dal 1965.

Intorno agli anni Settanta iniziano le critiche sul linguaggio astratto informale: l’artista coerentemente alla poetica concettuale, realizza opere con l’uso di tecniche miste su compensato, collages, lamine, garze, vinavil. Partecipa a diverse esposizioni d’arte e pubblica L’evento e o la morte dell’arte (1970) e Nell’arte concettuale il valore non fa problema (1975); mentre nel 1976 scriverà saggi sulla Body Art e su Beuys e la Pop Art.

Muore a Perugia nel 1983.

Il Mondo” Silenzioso” di Giovanni Bartoloni

 

 

 

 

 

Il Mondo “Silenzioso” di Giovanni Bartoloni
10 – 24  marzo  Galleria Diego Donati
Vernissage sabato 10 marzo 2017 ore 17.00
orario mostra : lunedì-sabato ore 16.00/18.00

Dolcemente si riannoda la pellicola del passato per ascoltare il fruscio e la lontananza, per far riaffacciare sentimenti intatti, vibrazioni dell’animo, riflessi d’oro. Si sfoglia il libro, escono pulviscoli di coriandoli, e accanto ci sono le opere di Giovanni, del “nostro” Giovanni per chi l’ha conosciuto e gli ha voluto bene fino in fondo. Grafica e dipinti che obbediscono a un unitario modo di esprimersi, a un vocabolario maturato nel tempo, sottile e persistente e ricco, intenso come ambra antica, pieno di un sentimento da paragonare a una gioia mai sbandierata ma vissuta in profondità.

Già, si è di fronte a un artista totale, capace sempre di racchiudere nel gesto, nell’impronta, nel segno austero la felicità del creato, assieme alla freschezza e alla levità dell’intuizione. Equilibrio di sapore pierfrancescano non foss’altro per la consonanza della parola del santo di Assisi, un fervore da manifestare lietamente nella vita del giorno e nell’arte, come una musica del cuore, un’intonazione fedele. Sintesi estrema, talvolta, per raccontare una natura risolta percorrendo la strada del colore, grumi energici e tocchi cantabili, amalgama perfetto, una scala armonica dal tocco quasi espressionista, quasi a voler gettare nel quadro il senso della vita e l’apparizione del sacro. Nulla di facile, nulla di scontato. Invece una rarefatta scrittura, allusiva, densa, raffinatissima. Lucente al pari della grafica, i luoghi di Francesco, cari e stupefatti nel nitore della stesura, le superfici martellate, i contrasti vivacissimi, l’altalena dei chiaroscuri, la poesia trovata in un’edicola campestre, in un albero mormorante, la potenza drammatica di una Crocifissione. Memorie che si rinnovano attraverso queste opere che sono un abbraccio a stagioni ben deste, indimenticabili, a un maestro di estetica e del restauro, a un uomo di bontà infinita, di pronti sorrisi, di schiva semplicità a fronte di un meraviglioso sentire.

Quelle primavere e quelle rondini più non ci sono. Ma nel gran mare della vita grato diventa l’approdare a questa spiaggia di intatta bellezza.

Mimmo Coletti

 

 

 

Jackson Pollock e la New York School Conferenza


Relatrice Prof.ssa Marinella Caputo

“Jackson Pollock e la New York School

Sala San Francesco – Via Monteripido, 8 Perugia

giovedì 22 marzo 2018 ore 17:30

 

L’arte come comunicazione non ha mai interessato Pollock. “Dipingere è un modo di essere“, diceva.

Fondamentale artista della storia americana, Jackson Pollock nasce il 28 gennaio 1912 a Cody nello stato del Wyoming. E’ il rappresentante più emblematico della cosiddetta “action painting”, la corrente che rappresenta il contributo americano all’informale e che consiste nel trattare la tela con ampi e violenti movimenti del pennello, attraverso “azioni” appunto dinamiche.

Una delle innovazioni più importanti di Pollock, all’interno di questo modo di considerare la pittura e il suo supporto materiale, la tela, è stata la messa a punto di una tecnica chiamata “dripping” (letteralmente “sgocciolamento”), consistente nel far gocciolare il colore su una tela posta in orizzontale, determinando la colatura del colore con gesti rituali e coreografici in cui erano presenti reminescenze dei riti magico-propiziatori praticati dagli indiani d’America. Le opere così realizzate si presentano come un caotico intreccio di linee e macchie colorate, con una totale assenza di organizzazione razionale.

 

Romeo Mancini

Il programma annuale della nostra Associazione prende spunto dai cambiamenti che si sono abbattuti sulle società occidentali dalla insurrezione del Maggio francese del ’68. Non solo e non tanto perché lo spirito di rivolta del ’68 si estende anche al mondo dell’arte, ma perché l’arte ha un modo suo di creare quello stesso desiderio di inizio che col ’68 si trova a condividere: col minimalismo, il concettuale, l’arte povera, la land art, le numerose correnti che in quegli anni emergono fulminee e si propagano, pur nella diversità di metodi e progettualità. Insieme a un rinnovamento radicale del pensiero e delle arti della vita espresse con il design e la moda.

L’arte, la democrazia, la vita, niente sarà più uguale dopo di allora, eppure niente sarà mai una conquista sicura. Del ’68 non ci restano la sua storia, le sue sconfitte, le sue vittorie, ma un monito che diventa elogio dell’incompiuto: Ce n’est qu’un début.

Tanto premesso, il primo incontro programmato si effettuerà mercoledì 7 febbraio p.v. con la visita guidata alla mostra Romeo Mancini (1917-2003) “Le ragioni dell’arte” in esposizione a Palazzo della Penna. Saremo guidati dalla Dott.ssa Stefania Petrillo, curatrice della mostra. Un’opportunità da apprezzare e valutare attentamente anche per il valore artistico delle opere esposte.

Appuntamento mercoledì 7 febbraio 2018 ore 15.45 a Palazzo della Penna. Prenotazione entro il 5 febbraio p.v. tramite E- mail dell’Associazione. Le adesioni verranno prese in considerazione della data di prenotazione dando la precedenza ai soci.

Il programma degli incontri annuali verrà inviato quanto prima. Un cordiale saluto.

5×1000

Un  momento importante per sostenere l’Associazione è il contributo del 5×1000 che ogni socio dovrebbe, possibilmente, favorire. A tal proposito ricordiamo il C. F. 94129120542 dell’Associazione da inserire nella dichiarazione dei redditi. Grazie a quanti contribuiscono, con questo gesto, a farci crescere.

Armoniosa familiarità – Rolando Dominici

“Armoniosa familiarità” Personale di Rolando Dominici
2 – 16 dicembre  Galleria Diego Donati
Vernissage sabato 2 dicembre 2017 ore 16.30
orario mostra : lunedì-sabato ore 16.00/18.00

Affascinato dalle campagne umbre, fatte di scorci senza eguali, di colori caldi e di silenzi dove l’attore-spettatore si inebria di immenso, Rolando Dominici è alla ricerca dell’euritmia; ma è consapevole che una risposta globale non può che non venire dalla natura, per questo si è messo in un religioso ascolto, gli occhi fissi sul divenire di ciò che da sempre lo circonda.

Quell’antica armonia tra l’uomo e le cose – obliterata, giammai però venuta meno – lo ha suggestionato; ammaliato dalle innumerevoli articolazione della materia è andato rappresentando l’uomo e le cose, traducendo con forme sempre nuove quel tumulto di immagini tridimensionali, quei colori dell’iride così carichi e religiosi silenzi dei quali Dominici è quotidiano e privilegiato spettatore, in pacate acqueforti e in tenere acquetinte, non senza talvolta ricorrere all’acquarello per gustare ancor più il calore degli oggetti contemplati.  

Egli è un artista che, come buon artigiano, personalmente cura ogni sua opera durante tutto il processo, dal disegno, all’incisione, alla morsura e alla stampa con un antico torchio; ha inoltre il coraggio di riconoscere eventuali errori e, senza rimpianti, ne annulla la lastra e soprattutto la sua tiratura mai ha seguito le pur facili suggestioni di mercato.

Mario Sensi